Un cammino verso il silenzio interiore, tra Meister Eckhart, Platone e Plotino
Un percorso in sei tappe attraverso il vero significato della parola "Mistica"
Nel linguaggio comune la parola "Mistica" viene associata a visioni, locuzioni ed esperienze eccezionali. Ma questo è un uso improprio. La parola deriva dal greco myein, "chiudere" — la stessa radice di "muto" (bocca chiusa) e "miope" (occhi chiusi). Per secoli, fino al Cinquecento, "Mistica" non era nemmeno un sostantivo: era un aggettivo, che qualificava ad esempio una "teologia mistica", cioè una teologia del silenzio.
La chiusura di cui parla la parola "Mistica" è il silenzio interiore — non il tacere per non dire qualcosa, ma un distacco radicale da ogni immagine, pensiero e desiderio.
Meister Eckhart, commentando un versetto del Libro della Sapienza ("in mezzo al silenzio mi fu proferita la parola"), spiega che questo silenzio abita nella parte più profonda dell'anima, dove non è mai giunta né creatura né immagine: lì l'anima non conosce né operare né sapere.
Il significato autentico si è deformato a partire dal Cinquecento, dopo la Riforma protestante e le guerre di religione. Venuta meno la fiducia assoluta nella Scrittura e nel magistero — poiché ognuno la interpretava diversamente — si diffuse l'idea che l'accesso alla verità potesse avvenire tramite rivelazioni particolari, chiamate appunto "mistiche".
Nacque così quella che uno studioso francese ha chiamato la "Fabula Mystica": un profluvio di sedicenti rivelazioni, spesso contraddittorie tra loro, che fecero perdere autorevolezza al termine. Da allora "mistico" è diventato, nella cultura contemporanea, l'opposto di "logico" e "razionale" — quasi un parente di qualcosa di patologico.
La seconda parola chiave è distacco (dal greco afairesis, "togliere via"). Plotino usa l'immagine, poi cara a Michelangelo, di ciascuno di noi come una statua racchiusa in un blocco di marmo: per farla emergere occorre togliere via il marmo superfluo.
"Afele panta" — togli via tutto. Questa è la conclusione di uno dei testi di Plotino.
Togliere via che cosa? Tutto ciò che è inessenziale: pensieri, volizioni, desideri — l'intero repertorio dello "psichismo" a cui siamo normalmente affezionati, ma che non è ciò che veramente siamo.
Sotto lo psichismo si trova qualcosa di più essenziale: il fundus animae, il "fondo dell'anima" (in tedesco Grund). Attenzione: non va confuso con l'inconscio freudiano. Non è il torbido, l'irrazionale, il passionale — è il contrario: è luminoso.
Meister Eckhart usa l'immagine di una sorgente che zampilla in continuazione, ma è ricoperta di terra. Per farla sgorgare non basta volerla vedere: bisogna scavare, togliere la terra che la ricopre. La sorgente è eterna: non ha mai smesso di zampillare.
Platone, nella Repubblica, descrive l'anima umana come un animale dalle molte forme (le passioni) a cui va aggiunto un volto umano, la razionalità: da qui nasce l'opposizione tra uomo interiore e uomo esteriore, ripresa da San Paolo e da Tommaso d'Aquino.
L'uomo esteriore vive nella molteplicità, nel tempo, nella corporeità e nella psiche mutevole. L'uomo interiore vive nell'Uno, nell'eterno, nello spirito. Sant'Agostino insegna il cammino: "In interiore homine habitat veritas" — la verità abita nell'uomo interiore. "Non uscire fuori, rientra in te stesso."
Un terzo elemento, oltre a corpo e psiche, è lo spirito (pneuma) — scomparso, secondo il relatore, dal linguaggio della psicologia contemporanea. Lo studioso anglo-indiano Coomaraswamy arrivò a definire la psicologia moderna una vera e propria patologia, proprio perché ignora lo spirito: come un medico che sa descrivere ogni organo tranne il cuore.
Il distacco essenziale, insegnano i maestri, è quello dall'ego — dal renunciare a se stessi. Che cosa si trova, allora, al fondo dell'anima, una volta compiuto questo lavoro di scavo? Non piacere, non semplice gioia, ma beatitudine: parola quasi scomparsa dal linguaggio contemporaneo.
"Chi ha gettato anche una sola volta lo sguardo nel fondo dell'anima, per lui mille marchi d'oro sono come un soldo falso." — Meister Eckhart
Agostino, Plotino, Eckhart e persino Patañjali, nello Yoga Sutra, convergono sulla stessa immagine: quando l'anima si è liberata di tutto ciò che è esteriore, trova se stessa come pura luce — una luce non toccata né dallo spazio né dal tempo.
Nota linguistica finale: in greco la parola phos significa sia "luce" sia "essere umano". Come se la lingua stessa ci ricordasse: uomo, questo tu sei — luce.
Pratiche per portare questi concetti dal pensiero all'esperienza diretta
Prima di ogni scavo interiore, occorre fermare lo psichismo. Un breve respiro consapevole, scandito da una campana, per entrare nel silenzio di cui parla Meister Eckhart.
"Afele panta — togli via tutto." Spunta ciò che, in questo momento, riconosci come inessenziale: non per negarlo, ma per riconoscere che non è ciò che sei veramente.
In questo momento della tua giornata, dove pesa maggiormente la tua attenzione: sulla molteplicità esteriore o sull'unità interiore?
"Bisogna togliere la terra perché zampilli la sorgente." Scegli un tempo di silenzio: resta seduto, senza cercare nulla, lasciando che il "fondo" emerga da solo.
Un breve richiamo ai concetti chiave della conferenza.
Uno spazio per le tue riflessioni in itinere e per la riflessione finale del percorso
Cosa stai scoprendo, oggi, sul tuo "fondo dell'anima"? Annota liberamente.