[Mooji] «Mente» significa movimento, attività di pensiero. Dicendo «mente» si intendono i pensieri, i sentimenti, l'immaginazione, i concetti, le convinzioni, tutto il traffico della percezione e del pensiero. Useremo la parola «pensiero».
Tutto ciò che chiamiamo «mente» è pensiero, nient'altro che attività pensante. Dietro a ogni pensiero c'è quello che chiamerei un «pensiero comune»: dietro ogni attività di pensiero, c'è un pensiero-seme, ovvero il pensiero «io», l'idea «io».
Provate a seguirmi. Dietro ogni pensiero, ogni sensazione, c'è un «io» che dà valore a quel pensiero — l'io che osserva e percepisce. Credo che tu accennassi a quello, dicendo: «C'è sempre quel mormorio…». Sembra che tutto venga ricondotto all'io, a quel pensiero «io».
In genere, la maggior parte degli esseri umani non riconosce che pure l'io è un pensiero. Seguitemi ancora un po'. Si ha la sensazione che sia l'io a esperire tutto: i pensieri, le sensazioni, il tempo, l'andirivieni, la vita, la morte, gli alti e bassi, gli dèi, gli angeli, i demoni — è tutto osservato a partire dal pensiero «io», ovvero l'idea, la sensazione «io sono», ma quell'«io sono» è personale.
Tra un po' di tempo vi chiederò di riascoltare questo, perché se afferrate ciò che dico, capite davvero molto.
Quindi, l'io — questo pensiero comune che è dietro a tutti gli altri e sembra essere lo spettatore — di solito non lo consideriamo un pensiero; crediamo sia «noi», ciò che siamo, ci sembra di poter dire: «È me», è colui che vive l'esperienza.
Il pensiero «io», però, ha pure uno spettatore che si trova più in profondità. Non ascoltate solo con la mente, indagate voi stessi: c'è una cognizione più profonda che vede anche questo «io-me», e sapete perché? Perché quello è vulnerabile ed è reattivo: reagisce alle sensazioni che giungono tramite i sensi.
I sensi, in realtà, sono innocenti e anche molto importanti: ci avvertono del pericolo quando una cosa è troppo calda o fredda, o accelerata. I sensi sono importanti per tutti gli esseri senzienti — sono importantissimi! Pure la mente è un'energia, una straordinaria energia divina, ma quando i sensi e la mente sono al servizio del pensiero «io», ovvero dell'io-me-persona, occorre osservare bene cosa sia quell'io-me-persona.
In ogni «io» è presente il seme supremo della pura coscienza, però quel seme germoglia in qualità di «io sono»: prima come «io sono» e poi «io sono questo qui». Quando c'è ormai «io sono questo qui», sorge il «tu». Non può esistere la sensazione del «te» prima di quella del «me». Dal momento in cui scatta «io sono questo qui», ogni corpo ha un'identità diversa; quell'«io» unico subisce condizionamenti diversi, allora nasce la separazione e i vari modi di pensare.
L'essere, quando è nell'individualità, non ha il controllo del suo mondo: è il gioco di Dio, il libro della vita. Perciò, cercate di afferrare quando dico che ogni prospettiva individuale del mondo è soggettiva: intendo che è solo il vostro modo di percepire. Altrove, l'io in quanto individualità può aver compiuto percorsi diversi, e non potranno mai esserci due «io» che siano d'accordo su tutto. A volte non si riesce nemmeno a essere d'accordo con se stessi!
Il campo in cui vive l'io e che chiamiamo «il mondo» non è stabile; invece l'io è alla ricerca di una certa stabilità, perché nel mondo della sola persona, ci si stanca. La mente non si può sconfiggere davvero: l'unica possibilità è trovare il nostro vero Sé, ovvero la sensazione «io sono» naturale, che esisteva prima della persona.
Quando dico che siamo gli spettatori della persona, vale per tutti, solo che non ne siete consapevoli. Se vi portassero via tutto ciò che avete imparato e ciò che possedete, strillereste, ma vi sentireste sempre più voi stessi, perché quelle cose non servono davvero al vostro Sé originario. A un certo punto vi rendete conto che può essere rimosso tutto, ma non voi, perché ciò che è rimasto non si può rimuovere: è la presenza di Dio.
Perciò quando pensate: «Sì, però la mia mente…», in realtà parlate della relazione con i vostri pensieri dal punto di vista della persona. Ma ora vi chiedo: non potrebbe essere anche la persona un oggetto che è percepito? Se siete giunti fino al punto di poter accettare e accogliere questa domanda, allora siete maturati abbastanza perché ve la si possa porre.
La persona stessa potrebbe essere un aspetto della mente? Se confermate: «È vero, la persona non è universale, è molto circoscritta», il fatto stesso che possiate confermarlo significa che siete a monte di essa. Da quella posizione, se la persona è catturata, lo è il mondo intero. Riuscite a vederlo?
Le convinzioni, i pensieri, il futuro — tutto questo si è incarnato nella persona. Per cui se la persona può essere osservata, da cosa viene vista? Che nazionalità ha colui che la osserva? A che razza appartiene? È maschio o femmina? Ricordatelo: tutte le cose che sto citando sono della persona.
Quest'ultima è ormai osservata ed è come un programma software: contiene tanta roba, ma chi lo adopera, che aspetto ha? Potete esperirlo, non serve immaginare nulla. Di questo possiamo avere conoscenza diretta, ma non nel modo in cui conosciamo con la mente.
Se la persona è sullo schermo della percezione — dove tutto sorge ed è percepito — se anche la persona è percepita, con tutta la sua ricchezza e le sue varianti, ciò che la percepisce, di cosa ha bisogno? Non dovete indovinarlo.
Se vi è difficile capire ciò che dico, non preoccupatevi: un'altra energia vi aiuta in altro modo e vi accompagna. Se vi ha portati qui, si prenderà cura di voi. Non vi servono altri strumenti di lavoro.
La mente, però — persino quella sāttvica — ora dice: «Leggerei volentieri qualcosa, magari di Maharaj»; è ancora un tentativo di distrarvi, perché questo è troppo diretto. Tuttavia, pure la sensazione «è troppo diretto» potete percepire che è solo apparenza.
Riuscite a confermarlo?
[Partecipanti] Sì.
[Mooji] Siete il viaggiatore, o colui che osserva il viaggiatore? Potete rispondere: «Non sono ancora colui che osserva», e accetterò la risposta, ma non vi crederò. Potete saltare giù dal treno quando volete — ma ne arriverà un altro!
Ciò che potete raggiungere è il luogo della pura coscienza. Allora, poiché non è più l'identità personale a dominare, nel corpo vi scorre la pura grazia di Dio, e alcuni dicono: «Ecco, c'è Dio!», perché sentono risvegliarsi il divino dentro di sé.
Ultimamente sono tornato a guardare il Buddha che avevo dipinto, che si trova ora nella bottega del sangha. Sul dipinto ho scritto la frase:
«Nessun uomo dica cosa Dio è, o non è: che egli entri e dimori dentro di sé, perché è qui che deve dimorare nel Signore.»
Tutto il resto è indicibile.
Prendiamoci un po' di spazio, adesso. Tutto è sospeso in questo spazio, e va bene così. Cos'è questo spazio? Non è uno spazio disconnesso. Tutto sorge, si manifesta e si spegne in esso, ma non è inerte né morto — è oltre l'essere vivi o morti, è del tutto assoluto, imperscrutabile, ineffabile. Non si può mai esserne separati.
Risvegliandovi a Quello, saprete che non potrete mai non esistere. Qui siamo tutti una cosa sola; i titoli non servono, scompaiono. Possiamo usarli, ma come gioco superficiale. Nel cuore della consapevolezza non esistono categorie, né religioni e opinioni politiche diverse; non ci sono atei e credenti, nulla di tutto ciò. Queste sono magnifiche creazioni dinamiche della mente, ma nel cuore dell'essere… ed è presente anch'esso, comunque: ci permette di ascoltare e comprendere, senza assumere una forma, e di immergerci nella fragranza di ciò che è perfetto, per dissolverci senza paura.
Dissolverci come? In una soluzione acida? No, non è questo — a meno che non si alluda alla grazia divina corrosiva; allora sì, va bene!
La mente è pensiero — è il pensiero generico comune «io» — ma c'è una mente sottile. Quando viene percepito l'io-persona, si svela uno spazio più profondo che contiene un «io» più sottile, che non ha caratteristiche: è oltre. Questa è la nostra giusta posizione e l'indizio che abbiamo, nel mondo manifesto. Quando anche quello è osservato, colui che lo osserva non può essere afferrato.
Il vostro destino divino è quello di risvegliarvi a ciò che è eterno. È per questo che venite qui, che ne siate consapevoli o meno. Se qualcosa dentro di voi vi dice di accogliere questo con gioia, e addirittura di farvi assorbire completamente da esso, allora non vi servono ulteriori spiegazioni: se questa intuizione ha già preso vita in voi, sta già dando i suoi frutti.
Non affidatevi alla mente — lei ha un suo ruolo, ma è molto sopravvalutata. «Grazia» è un altro nome che si può dare a un certo aspetto di ciò che siamo.