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IL FRUTTO

 

Dio aveva proibito il frutto perché l’Adam non era ancora pronto: doveva prima diventare frutto a sua volta.

Il frutto viene descritto  “buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquisire saggezza”.

 

Le tre caratteristiche corrispondono a godimento, possesso, potenza e fanno parte della nostra natura; sono componenti energetiche essenziali della nostra vita ma devono servire per costruire il Sé interiore (il frutto). Diventano distruttive se utilizzate per sviluppare il figlio esteriore sul piano dell’avere.

  • Godimento: l’uomo è chiamato a gioire di Dio.
  • Possesso: l’uomo è chiamato ad acquisire conoscenza.
  • Potenza: l’uomo è chiamato all’onnipotenza sulla creazione, alla forza invincibile che gli conferisce la conoscenza di Dio.

 

Le tre energie, godimento, possesso, potenza, sono i tre assi sui quali l’Adam era chiamato a lavorare, insieme a Dio, per diventare il frutto dell’albero della conoscenza e arrivare alla somiglianza.

 

Il godimento del mistero di Dio (esperienza numinosa), il possesso del regno interiore e la potenza per dominare i propri “animali” sono ontologiche ma proposte dal serpente sono armi per diventare uguale a Dio subito.

 

Cristo, secondo Adamo, sperimenta la stessa prova: godimento, quello di trasformare le pietre in pane e nutrire con esso i poveri che lo adulerebbero; possesso, quello di acquisire tutti i regni del mondo che il Satana gli presenta; potenza, quello di violare le leggi del mondo, quando non si è di questo mondo, anche se ci si vive. “ Vattene da me, Satana” risponde Cristo e continua il cammino ontologico dell’Uomo, con gli angeli che lo servono.

 

 

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Godimento del NOME

Esso è l’incontro pieno, quello degli sponsali divino-umani.

 

L’uomo che entra nella risonanza del NOME esce dall’assurdo nel senso etimologico della parola “ab-surdo”, “proveniente dalla sordità”: sente l’ordine e il senso di ogni elemento mondano. Il principio della forza più dinamizzante e paurosa dell’eros che ci unisce allo Sposo e a lui ci riconduce è baśar, la carne. IL dramma della caduta ci ha distolto dallo Sposo Divino. In quali nozze sono investite le energie che compongono l’eros? La carne, il cui frutto è stato aperto e mangiato, diviene l’energia deviata, uscita dalla via della somiglianza. Essa nutre il satan attraverso la vita psichica e passionale e costruisce le più belle e terrificanti civiltà esterne.

 

Ma lo Sposo divino ama la sua sposa e dà all’“eros in caduta” qualità di simbolo e potere che a lui riconduce. Dà all’amore umano la qualità d’immagine dell’incontro escatologico. Quando l’amore umano entra in questa prospettiva, apre la via al compimento e reintegra la carne nella sua vocazione divina.

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Il possesso del NOME

Solo questo ci libera da ogni schiavitù. Tutte le nostre acquisizioni nel mondo sono compensazioni incoscienti e rassicuranti di questa sola conquista regale, che è anche quella della libertà e di cui è così difficile il cammino!

 

“Se mi adorerai, ti darò tutti questi regni” dice Satana a Gesù. I regni esteriori non sostituiranno mai il regno interiore, che possiamo conquistare solo morendo ad ogni piano acquisito di coscienza interiore.

 

“Cerca prima il regno, il resto ti sarà dato in più”. E’ un’esperienza folle ricevere dal Padre tutto quello di cui abbiamo bisogno nella vita interna ed esterna, non appena entriamo nel regno interiore.Ma possiamo verificarla.

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La potenza

In principio l’Adam(sposo dell’Adamah interiore) era chiamato a divenire anche sposo del cosmo esteriore , che doveva obbedirgli e dargli frutti; ma dopo la caduta, i rapporti non sono più di amore ma di forza e prova per la terra solo il desiderio di possesso e di dominio.

“Buttati giù” dice Satana a Gesù “ Non sai che gli angeli ti porteranno sulle loro mani per paura che tu urti il piede contro una pietra”-

 

La potenza di superamento delle leggi che reggono la relazione pervertita dell’uomo con il cosmo appartiene solo all’uomo che ritrova le sue norme ontologiche.

Se il lupo si fa compagno di San Francesco e la tigre di Sant’Ignazio è perché questi uomini hanno integrato le energie interiori corrispondenti a questi animali, le hanno invertito e condotte alla loro funzione di luce.

 

Tutte le religioni vissute esteriormente, che non reintroducono l’uomo nelle sue norme ontologiche, ma lo bloccano in categorie morali come la volontà, il coraggio, l’eroismo sono solo compromessi con il mondo della caduta. Occorre imparare a morire a queste virtù e penetrare l’informazione interiore.

 

Jung dice “chi obbedisce alla propria anima può fare a meno delle ingiurie come delle lodi”.

L’uomo trova allora in se stesso l’autorità, nel senso etimologico del termine (dal latino augere: far crescere). Ogni autorità esterna esercitata sugli altri o subita dagli altri è solo potere.

Annick De Souzenelle